PIANO DI GESTIONE PASS


Codice di pratica per la realizzazione dei muretti a secco

1.Introduzione

Occuparsi della sistemazione del territorio è un modo non solo di creare nuovi posti di lavoro, ma è soprattutto un azione cosciente di protezione, prevenzione e messa in sicurezza di un territorio, quello della fascia tirrenica del Messinese, costantemente a rischio geologico, come dimostrano purtroppo le recenti tragedie che hanno scosso il nostro  hinterland, mi riferisco ovviamente alle alluvioni che qualche anno fa hanno colpito in maniera particolare le zone di Gianpilieri, Saponara, Barcellona , Rometta, e di cui ancora il ricordo è vivo nella coscienza dei cittadini.
Salvaguardare il territorio è dunque un azione di prevenzione e protezione che ogni singolo proprietario di terreni dovrebbe impegnarsi di svolgere al fine di salvaguardare sia i propri terreni, sia l’interesse collettivo di messa in sicurezza dei nostri comuni.

La realizzazione di un codice di pratica, che analizzi tutte quelle operazioni che in passato nelle nostre campagne venivano quotidianamente eseguite , mira a studiare ed analizzare le tecniche costruttive  per la realizzazione di muretti a secco, palificate, palizzate, canali di scolo, staccionate, viminate, che ho avuto la possibilità di studiare durante la realizzazione del progetto P.A.S.S. ( sviluppo sostenibile ambientale dei peloritani ), che mi ha permesso di riscoprire ed analizzare tutta una serie di lavorazioni che purtroppo ormai vengono sempre meno impiegate con il conseguente abbandono e degrado delle nostre campagne, e tutti i rischi che questo comporta. 

2.Il sitema di terrazzamento

La scelta di terrazzare un terreno viene presa quando si è in presenza di pendenze tali da rendere difficoltose le operazioni manuali di coltivazione del terreno sia di colture erbacee (cereali e orticole) sia arboree (frutteti e vigneti).
Terrazzare un versante vuol dire:
- diminuire la pendenza di un terreno, spostando cumuli di terra da una parte all’altra;
- spietrare il terreno e accumulare le pietre;
- realizzare muri che sostengano il terreno accumulato per rendere il più possibile pianeggianti le superfici da coltivare.
I terrazzamenti sono testimonianza di un uso cosciente del territorio, basato sulla valutazione accurata delle colture da praticare in relazione alla quota, all’orientamento e all’esposizione dell’area da terrazzare, alla pendenza da assegnare al piano, alla permeabilità del suolo, allo scorrimento delle acque ecc.
I terrazzi rivestono diverse funzioni:
- controllo e gestione idraulica, per l’incanalamento delle acque pluviali, lo smaltimento delle acque in eccesso, l’irrigazione;
- lotta contro l’erosione, per la diminuzione della pendenza dei terreni e per la moltiplicazione degli ostacoli in caso di eccesso di precipitazioni;
- formazione e mantenimento di un substrato coltivabile dove la pendenza eccessiva lo renderebbe difficile;
- mantenimento di una certa umidità del suolo;
- creazione di un microclima favorevole alle radici grazie al calore immagazzinato dalle pietre che facilita la
maturazione precoce delle colture.
Queste funzioni si traducono in un insieme di relazioni che uniscono tra di loro i manufatti di cui è costituito il terrazzamento, in modo tale da formare un sistema in cui tutti gli elementi ricoprono un ruolo indispensabile e contribuiscono al buon funzionamento dell’insieme.

3.La costruzione del muro

I muri di sostegno sono frutto di una valutazione della disposizione complessiva della pendenza del versante e comportano lo spietramento del terreno, necessario per consentire la lavorazione del suolo, la costruzione del muro con le pietre di recupero, l’escavazione e lo spostamento di una massa di terra da monte a valle, lo spianamento del terreno.
In passato la stabilità dei muri di sostegno realizzati era affidata alla bravura del costruttore, che era sovente lo stesso agricoltore.
La tipologia del muro dipendeva dal materiale reperibile sul posto e dalla natura del pendio da sistemare: per questo i gradi di libertà nella costruzione dello stesso erano spesso molto ridotti.
Ogni muro e ogni sistema terrazzato vanno dunque considerati come casi a sé stanti.
La scelta della tipologia di muro più idonea era il risultato di una valutazione basata sull'interazione di più componenti:
- caratteristiche fisiche dell'ambiente in cui si deve inserire (pendenza, profondità del suolo, presenza o meno della roccia e suo livello, stato di degrado ambientale, distanza rispetto alla più vicina strada ecc.);
- caratteristiche costruttive proprie dell'opera muraria (peculiarità statiche, costo d'esecuzione ecc.).
La dicitura “pietra a secco” è posta ad indicare come gli elementi che costituiscono il muro di sostegno siano sistemati l’uno vicino all’altro senza l’uso di malte che facciano da legante.
I muri realizzati in questo modo possono avere altezze variabili in funzione della pendenza dei versanti su cui sono costruiti , e lunghezze altrettanto variabili in funzione, oltre che delle caratteristiche dei versanti, anche della parcellazione del territorio.

4.Tecnica costruttiva

Una delle chiavi che è possibile utilizzare per comprendere meglio la tecnica costruttiva dei muri di terrazzamento in pietra a secco è quella che ha per oggetto l’energia necessaria alla realizzazione di tali opere, e che viene spesso utilizzata dagli stessi maestri muratori nel descrivere il loro lavoro.
In tale ottica ciò che bisogna mettere in luce è il fatto che l’edificazione di un muro a secco, è un’attività alquanto faticosa, che costituisce solo una parte – per quanto importante – del duro lavoro di sfruttamento del suolo.
Sotto tale punto di vista, ogni operazione di cui si compone questa attività può essere considerata come un dispendio di energie che, in quanto tale, deve essere minimizzato al massimo, modificando a tale scopo l’organizzazione e lo sviluppo dell’intero lavoro.
Leggendo l’intero processo costruttivo di un muro a secco in questa chiave è, così, possibile elencare le varie voci di “spesa” che formano l’intero bilancio energetico, ognuna delle quali ha influenza su particolari aspetti del costruire. Tra queste vi sono, ad esempio, i costi da sostenersi per lo spostamento delle pietre che influiscono sia sull’organizzazione del cantiere, sia sulla pratica – prevalente – del riuso del materiale litico crollato , sia – ancora - sulle modalità d’uso delle pietre , ed i costi da sostenersi nella lavorazione degli elementi litici, praticamente ridotta alla sola eliminazione di quelle asperità che non permettono
un corretto posizionamento delle pietre nel muro .
In funzione delle energie necessarie a compiere il lavoro possono, dunque, essere lette tutte le caratteristiche della tecnica che andremo ad analizzare.
Caratteristiche che verranno descritte una per una cercando di metterne in evidenza le peculiarità.

L’organizzazione del cantiere di lavoro

L’elemento dal quale partire per descrivere la tecnica costruttiva dei muri a secco è il cantiere di lavoro nel quale essi hanno origine. Questo perché, come è facile intuire, l’area di cantiere costituisce il luogo nel quale la tecnica si rivela in modo più evidente, e perché – come è stato verificato – l’organizzazione e il funzionamento di un cantiere di questo tipo si presentano in modo pressoché identico in qualunque parte del territorio ci si sposti.
È sostanzialmente costituito da due aree: una interessata dall’attività costruttiva vera e propria, e una nella quale viene raccolto il materiale di recupero che deve essere impiegato nell’edificazione del muro e che, per questo, deve essere grossomodo suddiviso in tre gruppi: pietre di grossa pezzatura (che vengono quasi esclusivamente utilizzate nella realizzazione del paramento esterno), pietre di piccola pezzatura (principalmente utilizzate nel riempimento interno), e terra (che, quando non viene impiegata per altri usi , deve comunque essere riportata nella posizione originaria, a ridosso del muro).

Nel cantiere operano generalmente due figure professionali : i maestri muratori, che svolgono la propria attività quasi esclusivamente nell’area di realizzazione del muro, ed i manovali , che svolgono le proprie attività tra l’area di stoccaggio del materiale e l’area oggetto di intervento. Il maestro muratore è sostanzialmente occupato nella costruzione del muro e nella ripulitura e preparazione del sedime sul quale è edificata l’opera, mentre il manovale lo coadiuva nelle operazioni che non può svolgere autonomamente (quali, ad esempio, lo spostamento, la posa in opera ed il posizionamento delle pietre più grosse, le lavorazioni grossolane di sbozzatura delle pietre ) e si occupa di porgere il materiale necessario durante la messa in opera degli elementi nel muro. Gli strumenti utilizzati sono pochi e molto semplici: per la lavorazione delle pietre, il maestro fa uso di una “picchetta” (a punta o a lama) che viene impiegata sia per eliminare le asperità che ne impediscono un corretto posizionamento nel muro, sia per sistemare al meglio le pietre una volta poste nella loro posizione definitiva. Sempre ai fini di una corretta sistemazione delle pietre, è  inoltre possibile veder usare anche una mazza la cui testa viene ripetutamente battuta contro il paramento esterno del muro per consolidarne gli elementi. Tra gli strumenti in uso – principalmente – del manovale vi sono, invece, una zappa bidente dal manico molto corto ed una grossa mazza con la quale viene diviso il materiale litico avente dimensioni tali da non poter essere utilizzano nella sua forma originaria.
Nel caso in cui la struttura in costruzione sia di notevole altezza (superiore a circa 1,70 metri), un piccolo ponteggio può, infine, essere presente nel cantiere con lo scopo di aiutare il maestro muratore nell’edificazione dei corsi più elevati.

La fondazione

Fatta una prima conoscenza dell’area di lavoro, vediamo adesso quali sono le pratiche più comuni, cercando di seguire la normale sequenza operativa. I primi elementi da affrontare nella realizzazione di un muro a secco sono la fondazione e, conseguentemente, il piano su cui si appoggia, per il quale è necessario fare alcune precisazioni.
L’elemento principale che concorre a dettare le caratteristiche della fondazione è, infatti, il substrato che il maestro muratore incontra durante lo scavo di preparazione del sito . Esso, infatti, può essere costituito sia dal capellaccio di alterazione della roccia (localmente detto: tarso), sia dalla coltre elluvio-colluviale
(terreno di una certa consistenza) che ricopre, talvolta anche con strati di notevole spessore, la roccia stessa.
Nel caso in cui il maestro muratore si trovi ad operare su un substrato roccioso le lavorazioni per la preparazione del piano di fondazione sono costituite dall’asportazione del materiale terroso che ricopre la roccia e, se il caso, dalla rimozione di quella parte di roccia alterata che potrebbe essere dannosa ad un
buon ancoraggio del muro.


Nel caso – frequente - in cui la roccia si presenti con una inclinazione negativa, che tende – cioè - a far scivolare il muro verso valle, è, inoltre, necessario realizzare un gradino che permetta la disposizione degli elementi della fondazione su di un piano orizzontale o, al più, su di un piano leggermente inclinato verso monte in modo da generare reazioni di verso contrario a quello delle azioni prodotte dalla spinta del terreno.
Analogamente, quando il maestro muratore si trova a lavorare su terra, il piano di fondazione deve essere costituito da una superficie orizzontale o – anche qui - leggermente inclinata verso monte con una pendenza di circa il 10%. Nel caso in cui il terreno presenti una buona consistenza, la profondità dello scavo può anche
essere limitata a soli 20 - 30 centimetri (circa); diversamente è necessario approfondire la fossa fino al raggiungimento di uno strato di terreno più compatto. Il dimensionamento della base è affrontato da ogni muratore a partire dalla propria esperienza e dagli insegnamenti che ha ricevuto, ma egli non è in grado
di fornirne una precisa quantificazione; non si hanno perciò dati precisi sulle misure della larghezza di base dei muri. In linea di massima si tenga, però, in considerazione il fatto che la larghezza dei muri è funzione della loro altezza e che, a sua volta, l’altezza dei muri è - come detto precedentemente – funzione della pendenza dei versanti. A livello puramente indicativo (e non, dunque, come regola costruttiva), è possibile valutare la larghezza delle fondazioni nel seguente modo: circa 50 centimetri per muri di altezza massima di 1,50 metri; circa 70 centimetri pervmuri di altezza compresa tra i 2 e i 3 metri; circa 80-100 centimetri per muri di altezza superiore ai 3 metri.
In tutti i casi la larghezza del piano di fondazione deve essere sufficiente ad accogliere gli elementi che verranno utilizzati per realizzare la base del muro che, normalmente, sono costituiti dalle pietre di maggiore dimensione presenti tra il materiale da costruzione disponibile.
Le modalità di posizionamento dei singoli elementi sono le stesse descritte nel punto seguente, al quale si rimanda ; importante è, invece, qui sottolineare il fatto che un’errata realizzazione della fondazione può compromettere in modo irreversibile la stabilità dell’intera opera.


Disposizione degli elementi litici nel paramento esterno e nel “drenaggio”

Come detto, nella parte inferiore del muro sono impiegate le pietre di maggiore dimensione che in questo modo sono più facilmente gestibili. Conseguenza diretta di questo modo di procedere è il fatto che la dimensione media degli elementi utilizzati nel muro (soprattutto nel paramento esterno) tende a diminuire con il progredire della costruzione .

Tutte le pietre (sia quelle del paramento murario, che quelle del riempimento) devono essere disposte di punta, vale a dire con le facce di maggiore sviluppo disposte perpendicolarmente al paramento esterno (verso, cioè, l’interno del muro). Questo permette un migliore consolidamento di tutta la muratura e, quindi, anche del paramento esterno con il riempimento. Ogni pietra, sia del paramento esterno che del riempimento, deve, inoltre, essere disposta in modo tale da presentare fin da subito la massima stabilità possibile (ottenuta facendo in modo che le pietre abbiano il maggior numero di punti di contatto possibile). Ciò significa che, durante tutte le fasi di costruzione del muro, è necessario avere cura di posizionare le pietre nel modo più ordinato e regolare possibile, così da evitare il generarsi di forze interne che possono amplificare l’azione di spinta del terreno. Quando le asperità non permettono un corretto posizionamento delle pietre nel muro, il maestro muratore può procedere all’eliminazione di tali sporgenze con l’uso della picchetta, mentre la massima stabilità degli elementi di maggiore dimensione può essere ottenuta grazie all’interposizione di scaglie: pietre di piccola pezzatura dalla forma di cuneo da inserire - anche con una certa forza  – tra un elemento e l’altro. Quando possibile, le facce più lisce delle pietre utilizzate nel paramento murario devono essere rivolte verso l’esterno, mentre le facce più irregolari devono essere riservate alle parti interne della muratura, dove favoriscono il legame reciproco degli elementi. Per concludere è opportuno sottolineare la necessità che le pietre del paramento esterno siano di dimensioni adeguate. L’uso di elementi di piccola pezzatura in questa parte di muro, frequente soprattutto nei casi di ricostruzioni in aree caratterizzate da litotipi facilmente soggetti a degrado, può – infatti – compromettere la stabilità dell’intera opera. Per tale ragione, nel caso di ricostruzioni in cui si abbia a disposizione esclusivamente materiale degradato, è necessario avere l’accortezza di procurarsi del nuovo materiale da impiegare nel paramento esterno.

I corsi

La realizzazione dei corsi costituisce il modo più naturale e sicuro di procedere nell’edificazione di un muro. La costruzione di questi strati ordinati di pietre è, però, fortemente influenzata dalle capacità dei maestri muratori e dal tipo di materiale litico a disposizione . I corsi interessano sia il paramento esterno che il riempimento dove, però, l’edificazione avviene più lentamente: il materiale di riempimento deve essere mantenuto leggermente al di sotto del filo del paramento esterno, questo per favorire l’inserimento di eventuali scaglie (talvolta poste dall’interno del muro) sotto agli elementi del corso successivo.
L’altezza di ogni corso viene determinata dall’altezza delle pietre di maggiore dimensione impiegate nel paramento esterno. E’ bene che il corso nel paramento esterno sia costituito da pietre di simile spessore; ciò faciliterà il lavoro di posa delle pietre del corso stesso e di quello superiore, riducendo la necessità di inserire spessori tra i corsi stessi.

I giunti

Nella realizzazione del muro ogni maestro muratore opera in modo tale da sfalsare quanto più possibile i giunti verticali che si formano tra un elemento e l’altro nei diversi strati di pietra. Questo particolare accorgimento ha lo scopo di consentire una migliore distribuzione dei carichi nel muro, che risulta così più
solido e privo di quei punti di debolezza costituiti da allineamenti di giunti verticali che possono essere dannosi anche in conseguenza degli assestamenti a cui la struttura è naturalmente soggetta.

La scarpa esterna

Altro elemento di caratterizzazione dei muri in pietra a secco è la scarpa data dal maestro muratore al filo esterno del paramento murario. La scarpa è ottenuta arretrando leggermente gli elementi del paramento
esterno nei vari corsi; alla formazione della scarpa contribuisce in modo naturale anche la disposizione degli elementi del paramento su piani leggermente inclinati verso l’interno del muro. La presenza della scarpa contribuisce ad aumentare la resistenza al ribaltamento del muro mentre l’inclinazione delle pietre ad essa connessa evita lo slittamento delle pietre verso l’esterno della struttura quando questa è soggetta a spinta da parte del terreno. L’entità dell’angolo di scarpa è dato dalla pezzatura degli elementi litici impiegati (in generale tanto minore è la pezzatura delle pietre quanto maggiore è la scarpa del muro) e dall’altezza del muro. Mediamente si può valutare una inclinazione nell’ordine del 10% per muri di piccole dimensioni (sotto i 2 metri), e del 20% circa per muri di altezza superiore).
Interessante è osservare come la scarpa possa essere anche completamente riassorbita dagli assestamenti dovuti alle spinte del terreno.

La testa del muro

Come già detto la parte sommitale del muro viene generalmente realizzata con elementi di piccola pezzatura.
Poiché, però, la testa del muro costituisce spesso anche il camminamento su cui si muovono i coltivatori, ed il punto nel quale l’acqua di ruscellamento superficiale salta da un terrazzo all’altro, può rappresentare anche uno degli elementi più deboli dell’intera struttura.
Per questo l’eventuale accorgimento – adottato anche in altre aree terrazzate – di utilizzare pietre di grande pezzatura nel paramento esterno dell’ultimo corso di muro può costituire una valida soluzione al problema del degrado di tale parte .

Le spinte del terreno

Il muro di sostegno viene costruito per contrastare le spinte che sono date dai vari strati di terreno:
- la spinta della coltre detritica superficiale incisa al momento della creazione del sistema terrazzato e quella del substrato sul quale generalmente è fondato il muro;
- la spinta del materiale riportato, in genere ottenuto dallo scavo eseguito per la fascia soprastante, ed il terreno vegetale superficiale che ai fini della verifica statica può essere assimilato al riempimento.

La spinta dell’acqua

Un ulteriore parametro per la determinazione della spinta, fondamentale nell’interpretazione dei fenomeni di dissesto osservati, è la presenza dell’acqua. In concomitanza degli eventi meteorici di una certa intensità si forma infatti uno strato superficiale di terreno imbibito, il cui spessore è determinato oltre che dall’intensità e dalla persistenza delle piogge anche dalla permeabilità e dallo stato di copertura del terreno.
Questa imbibizione determina una spinta idrostatica proporzionale alla profondità di impregnazione del terreno, che può raggiungere anche valori notevoli.

5.Le forme di degrado

Il dissesto strutturale
Sulla base delle osservazioni sviluppate a seguito dell’indagine sul territorio sembra possibile ricondurre la complessa fenomenologia del degrado dei muri a secco a due grandi categorie, che pongono al centro dell’attenzione il muro e le problematiche ad esso connesse. Sulla base di quanto osservato è possibile
riferire i fenomeni di degrado alle classi dei:
1. fenomeni dipendenti dalle caratteristiche costruttive dei muri (endogeni). In merito a questa classe di fenomeni è necessario rifarsi alle modalità costruttive che stanno alla base della realizzazione dei muri a secco esposti nella parte relativa alle regole costruttive;
2. fenomeni non dipendenti dalle caratteristiche costruttive dei muri (esogeni).
Per ciò che concerne i fenomeni dipendenti principalmente dalle caratteristiche costruttive dei muri è, inoltre, possibile suddividere i casi osservati in:
1.1 fenomeni dipendenti da difetti di costruzione del muro, quali un errato dimensionamento del muro o un’errata disposizione degli elementi litici che costituiscono il muro stesso;
1.2 fenomeni dipendenti dai “naturali” processi di degradazione dei muri.
Per ciò che, invece, concerne i fenomeni non dipendenti dalle caratteristiche costruttive dei muri, un’ulteriore classificazione comporta l’introduzione degli agenti di sviluppo del degrado, che possono essere:
2.1 di origine antropica;
2.2 di origine naturale.
I fenomeni di origine antropica sono state principalmente riconosciute nei muri disposti lungo i sentieri maggiormente frequentati, mentre sono risultate del tutto assenti nelle aree a prevalente indirizzo agricolo o in stato di abbandono; queste sono, infatti, conseguenza sia dell’intensità del traffico di persone transitanti lungo i sentieri, sia del comportamento a volte poco corretto di alcuni di questi. Il continuo passaggio lungo questi sentieri può infatti provocare la caduta degli elementi litici più piccoli, posti sulla sommità del muro e, dunque, favorire il fenomeno di ruscellamento delle acque superficiali e dare l’avvio a processi di degrado delle murature e del terrazzamento. Per ciò che, invece, concerne il degrado generato da fattori naturali non dipendenti dalla struttura dei muri è necessario sottolineare come nel corso dei sopralluoghi sia stata riscontrata una complessa fenomenologia riconducibile a diverse cause identificate a partire dalle caratteristiche dei crolli che queste generano. Sono stati individuati i seguenti fenomeni:
• crollo degli elementi sommitali del muro a causa del ruscellamento di acque superficiali (quando la testa del muro è costituita da elementi di piccola pezzatura);
• crollo di parte della muratura per perdita di stabilità dovuta alle deformazioni che il muro può subire a causa della spinta del terreno.
• traslazione della base del muro dovuta probabilmente alla spinta del terreno (fenomeno che può essere accentuato da una non corretta realizzazione della fondazione del muro ed anche all’azione di animali).
È bene sottolineare come le singole cause precedentemente elencate possano agire anche contemporaneamente, ed indurre a forme di crollo ben più complesse. In tali situazioni un fenomeno può anche predominare sugli altri ma, date le difficoltà di lettura che ancora oggi sussistono nel riconoscimento dei singoli casi, risulta spesso difficile identificare la complessità della situazione.
Il crollo degli elementi sommitali del muro a causa del ruscellamento di acque superficiali deriva dal fatto che l’acqua in eccesso - non assorbita dal terreno – può nella continuità della sua azione, nel saltare da un piano all’altro, provocare la caduta degli elementi litici di piccola pezzatura che costituiscono la parte sommitale del muro di terrazzamento.
La depressione che lascia la caduta di uno o più elementi litici impiegati nel muro costituisce un punto di concentrazione delle acque di ruscellamento, accelerando il processo di asportazione sia del materiale terroso presente a ridosso del muro, sia gli elementi litici posti al fianco dell’elemento originariamente scalzato (se anche questi sono di piccola pezzatura).
L’imbuto di raccolta delle acque spesso tende ad ampliarsi fino a raggiungere, al limite, dimensioni paragonabili a quelle che può assumere la superficie di distacco di un crollo per deformazione Il crollo di parte della muratura per perdita di stabilità dovuta alle deformazioni che il muro può subire a causa della spinta del terreno è un fenomeno che ha origine dall’azione di forze esterne alla struttura del muro stesso. Queste forze inducono la deformazione di una parte della struttura rispetto alla geometria originaria, secondo un processo di sviluppo che porta ad una progressiva accentuazione della deformazione (detta più semplicemente “spanciamento”); oltre una certo limite di deformazione, si ha la perdita di stabilità in alcuni degli elementi impiegati nel paramento esterno e, dunque, la formazione di mancanze che possono mettere in crisi la stabilità complessiva del muro.
Si è osservato come le deformazioni dovute alle azioni delle forze esterne che un muro può subire, possano essere riconducibili a quattro tipologie:
• deformazione muro; (“spanciamento”) della parte superiore del muro;
• deformazione (“spanciamento”) della parte inferiore del muro. In questo caso la parte superiore del muro può anche subire un arretramento rispetto alla posizione originaria
• deformazione (“spanciamento”) della parte mediana del muro;
• deformazione (“spanciamento”) del muro per tutta la sua altezza.


Le modalità di sviluppo della deformazione possono essere differenti a seconda che gli elementi sottoposti all’azione diretta delle forze esterne siano in grado di scorrere sui loro piani di posa, o meno.
Nel caso in cui l’azione delle forze esterne dia origine ad uno scorrimento degli elementi sui piani di posa, il muro spanciato sarà caratterizzato da una deformazione discontinua (profilo del muro spezzato) in cui una parte di muratura è aggettante rispetto al piede del muro stesso che, invece, non sembra subire modificazioni rispetto alla geometria originaria.
Nel caso, invece, in cui l’azione delle forze esterne non dia luogo ad uno scorrimento degli elementi sottoposti all’azione diretta delle forze esterne, si osserva una deformazione continua del paramento esterno (profilo del muro non spezzato) che presenta un punto di massimo aggetto, ed una rotazione degli elementi soprastanti e sottostanti questo.

Il degrado dei materiali

Fenomeni di degrado dei materiali possono indurre al collasso di una parte di muro a seguito dello sviluppo di lacune nel paramento esterno. Alcuni crolli riscontrati  sembrano, infatti, essere causati dal degrado a cui può essere soggetto il materiale litico stesso.
I fenomeni di degradazione del materiale litico maggiormente osservati sono i seguenti:
FRATTURAZIONE: gli elementi impiegati nelle murature, con una prolungata esposizione agli agenti atmosferici, possono fratturarsi e dare luogo alla formazione di più elementi indipendenti l’uno dall’altro. Questo fenomeno è stato osservato sia nell’areale di diffusione dell’arenaria del macigno, sia nell’areale di diffusione dell’arenaria zonata. Dal punto di vista della stabilità del muro è bene specificare come un elemento che all’atto della posa in opera risulti integro, una volta fratturato, la sua stabilità non sia più corrispondente a quella dell’elemento originario.
SCAGLIATURA: gli elementi impiegati possono essere soggetti ad un fenomeno di scagliatura che consiste nel distacco di piccole porzioni di materiale (scaglie) da elementi originariamente integri, i quali, a lungo andare, possono, per questo, perdere stabilità. Il distacco sembra avvenire con maggiore facilità ove la roccia è interessata da piani di discontinuità (stratificazione, scistosità o fratture) ravvicinati e che si intersecano con bassi angoli di incidenza; per questo motivo tale fenomeno è stato maggiormente verificato nell’areale di diffusione dell’arenaria zonata.
POLVERIZZAZIONE gli elementi impiegati possono essere soggetti ad un fenomeno di polverizzazione, che dipende dalla natura della roccia ed è talvolta favorito da particolari condizioni di umidità in prossimità del muro. Anche questo fenomeno è stato verificato soprattutto nell’areale di diffusione dell’arenaria zonata . Questi fenomeni possono provocare delle lacune nella muratura, ma è bene specificare come non sempre il formarsi di lacune nel paramento esterno di un muro induca ad un’instabilità della struttura (e dunque, il crollo della stessa) che può, infatti, rimanere ancora in opera anche grazie all’equilibrio di cui dispone il materiale di piccola pezzatura posto alle spalle del paramento esterno) Numerosi sono, infatti, i casi osservati di muri ancora in opera in cui è evidente la presenza di lacune (anche di ampie dimensioni) nel paramento esterno. Il crollo di questi muri, la cui durata è evidentemente limitata rispetto ad un muro privo di lacune, può, dunque, derivare dal successivo ampliarsi della lacuna o dal sopraggiungere di altri fenomeni di degrado quali, ad esempio, eventuali deformazioni che possono essere indotte dalla riduzione della componente resistente del muro dovuta alla caduta di parte del materiale.