L'AMBIENTE

L’area di intervento interna alle due Aziende oggetto di intervento, conserva aspetti floristico-vegetazionali di notevole interesse paesaggistico e naturalistico. Nel territorio, grazie anche alla particolare condizione climatica delle aree, ubicate tutte in zona costiero-collinare, sono presenti formazioni forestali ed arbustive peculiari, come nel caso delle pinete del Cisto Crispi-Pinetum Pinee e dei cespuglieti del Calicotomo-Adenocarpetum commutati. Si tratta di associazioni endemiche in entrambe i casi, con similitudini riconducibili ad altri aspetti tipici di aree atlantiche dell’Europa meridionale. Fra le formazioni boschive acidofile, più comuni nel territorio, figurano i querceti caducifogli (Erico-Quercetum virgilianae) ed i lecceti (Teucrio-Quercetum Ilicis), mentre più rari risultano i sughereti (Doronico-Quercetum suberis).
Ugualmente dal punto di vista faunistico, bisogna segnalare che le aree oggetto di intervento ricadono in zone di interesse europeo, istituite per il loro rilievo rispetto alle rotte degli uccelli migratori (33 specie prioritarie nella scheda istitutiva) e per la nidificazione della Magnanina e della Coturnice siciliana. Sono altresì indicati 10 diversi habitat di cui uno prioritario (praterie substeppiche). 
“L’IBA 153 - Monti Peloritani, Dorsale Curcuraci, Antennamare e area marina dello Stretto di Messina - in particolare, costituisce uno dei più importanti bottle neck (collo di bottiglia) degli uccelli migratori in Europa ed in particolare per i Falconiformi, con più di 34.000 individui censiti in due mesi del 2000, più di 35.000 individui in due mesi del 2003 (rilevamenti campo di studio e sorveglianza del WWF e dell’Associazione Mediterranea per la Natura), appartenenti a 38 specie ornitologiche diverse”.
L’area di intervento inoltre, costituisce un territorio fortemente caratterizzato anche dal reticolo idrografico, che è il più ricco e complesso della Sicilia tirrenica. La fauna dei corsi d’acqua e degli habitat umidi ad essi legata costituisce la più rilevante componente faunistica del sistema dei Peloritani legata strettamente ad un ristretto gruppo di habitat naturali.
Le trasformazioni antropiche tradizionali (agricoltura, pastorizia e taglio dei boschi) hanno interessato l'intero territorio, anche i luoghi apparentemente inaccessibili. Tuttavia, l'asprezza dei luoghi ha comportato il permanere di condizioni di naturalità difficilmente riscontrabili in altre parti dell'isola, soprattutto alle quote più basse.
L’area dei Peloritani, sottoposta a pesanti trasformazioni a partire dal periodo protostorico, come tutta la Sicilia, ha visto sparire buona parte delle formazioni naturali che occupavano la superficie originaria. Queste trasformazioni hanno provocato nel tempo la sparizione di intere comunità vegetali ed animali, cui si sono sostituite altre, generando modifiche la cui entità può essere oggi solamente in parte apprezzata, ma spesso solo ipotizzata, sulla base di frammentarie testimonianze.
Sino alla fine dell’ottocento un equilibrio tutto sommato stabile si era mantenuto. L’attività agricola aveva certamente cambiato le proporzioni degli habitat contribuendo alla diffusione di comunità “steppiche” a scapito di quelle forestali. Gli animali domestici surrogavano efficacemente le comunità di mammiferi selvatici ormai sparite e la transumanza contribuiva a distribuire nello spazio e nel tempo il carico animale per unità di superficie. Le comunità forestali superstiti risultavano semplificate e selezionate dalle utilizzazioni produttive degli habitat. La produzione del carbone, ad esempio, selezionava le specie vegetali più idonee a quella produzione, selezionando ed incrementando la presenza del leccio.
Il secolo scorso ha visto cambiamenti radicali che hanno provocato risultati contraddittori sulla diversità.
I cambiamenti nell’agricoltura hanno avuto ricadute negative sull’intero sistema mentre la mancata gestione dei boschi si è concretizzata in un deterioramento del patrimonio vegetale ed in un sostanziale decremento del loro valore. Su tutto ciò si inserisce nel “dopoguerra” l’opera titanica di riforestazione che si è dovuta misurare con i limiti ambientali e poi con la mancata valutazione delle tecniche e delle essenze adoperate. Gli insuccessi che avrebbero dovuto indirizzare gli interventi successivi non hanno prodotto alcun ravvedimento.
Nell’area di intervento proposta dal partenariato è possibile riscontrare l’incidenza dal punto di vista ambientale di due forze parallele, e quasi contrastanti:
- quella esercitata dall’antropizzazione dei territori che ne ha trasformato ed antropizzato i caratteri naturalistici originari;
- quella dell’abbandono dell’ambiente collinare che ha causato notevoli squilibri interni a quel tessuto territoriale e fenomeni diffusi di dissesto idrogeologico estesi anche agli ambienti “sottoposti”.

Il progetto PASS intende intervenire anche in termini di sostenibilità, per mitigare gli effetti di tali trasformazioni avvenute e per ricercare un equilibrio sostenibile tra utilità dei processi antropici e la tutela ed il mantenimento del paesaggio e del territorio. La valorizzazione delle possibilità di fruizione del territorio tutelato, e la salvaguardia del patrimonio della biodiversità si possono ottenere anche attraverso l’implementazione degli interventi di conservazione, di salvaguardia e di arricchimento della biodiversità in questi luoghi che ancora mantengono un elevato valore paesaggistico e naturale.
Il quadro contestuale risulta ulteriormente arricchito da una particolare risorsa, in termini ambientali e culturali, rappresentata dal Progetto Pantano.
Tale progetto prende il nome dall’omonimo borgo, ricadente nell’area di interesse e punta alla riscoperta culturale a partire dal riconoscimento del suo valore storico, perseguendo un modello di sviluppo basato sul rispetto delle tradizioni e dell’impronta ecologica originaria del luogo, privilegiando le risorse locali in termini di capitale umano e relazionale, di cultura materica, di modellistica di recupero proprie delle tradizioni costruttivo-architettoniche del luogo e della sua Comunità.
Il “sistema Pantano” si ispira al Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio emanato dalla Regione Sicilia, Assessorato Regionale dei Beni Culturali ed Ambientali, ai sensi dell’art. 10 della Legge 06/07/2002, n. 137. Alcuni tra i principali obiettivi sono:
- la tutela dell’identità e della cultura locale;
- il mantenimento dei caratteri storici e tipologici legati al territorio;
- La conservazione e  la valorizzazione delle bellezze ambientali e paesaggistiche.
Le tradizioni del borgo rappresentano, infatti, storicamente e sociologicamente le peculiarità del sito e della sua storia e si propongono quindi come un patrimonio culturale collettivo da valorizzare e preservare.
( www.progettopantano.it )
Ma anche l’altro sito ha valenze altrettanto stimolanti anche se non ancora sufficientemente codificate perché l’Azienda Agricola Lisa ricade nel sito storico del “Palostraco” con le fortificazioni bizantine ancora tutt’oggi presenti e visibili.

CONTENUTI DELLE AZIONI DI TUTELA PREVISTE SULL’AREA


1. Il SIC ITA030011 (Monti Peloritani, Dorsale Curcuraci, Antennamare)
L’area coincide con l’estrema punta nord orientale dell’isola, che include la dorsale dei Peloritani che dallo Stretto di Messina si estende verso sud, per una superficie di circa 11.460 ettari, interessando i territori comunali di Messina, Villafranca Tirrena, Saponara, Rometta e Monforte San Giorgio. Dal punto di vista geomorfologico-strutturale l’area rientra nell’arco Calabro-Peloritano di origine ircinica, costituito essenzialmente da rocce intrusive e metamorfiche di natura silicea.
Sotto il profilo climatico il territorio è caratterizzato da condizioni prettamente oceaniche con precipitazioni medie annue che, sui rilievi, superano abbondantemente i 1000 mm annui. Nella fascia costiero-collinare le temperature medie annue si aggirano sui 15°- 17°C, diminuendo in quota dove si registra una persistente presenza di un regime di nebbie che ricoprono i rilievi per buona parte dell’anno, dovuto all’incontro dei venti tirrenici con quelli ionici. Ciò favorisce la presenza di formazioni forestali e arbustive peculiari, alcune tipiche dei territori atlantici dell’Europa meridionale, come nel caso dei cespuglieti del Calicotomo-Adenocarpetum commutati e delle pinete del Cisto Crispi-Pinetum pinee, associazioni entrambe endemiche di quest’area, legate a un clima tipicamente oceanico.
Fra le altre formazioni boschive è particolarmente diffuso anche il querceto caducifoglio dell’Erico-Quercetum virgilianae, cui si alterna talora il lecceto del Teucrio-Quercetum Ilicis ed il sughereto del Doronico-Quercetum suberis.
Limitatamente ai substrati sabbiosi della fascia costiera è da citare anche l’Anthemido-Centauretum conocephalae, associazione dei Malcolmetalia, in Sicilia esclusiva di questa area. Un’altra associazione alofila peculiare a carattere termo-xerofilo è il Tricholaeno-Hyparrhenietum hirtae, esclusiva del litorale di Messina.
Per quanto riguarda gli habitat dell’Allegato I della Direttiva 42/93 CEE, nel territorio si riscontrano (con l’asterisco sono indicati gli habitat “prioritari”):
1210 - Vegetazione annua delle linee di deposito marine;
2110 - Dune mobili embrionali;
2120 - Dune mobili del cordone litorale con presenza di Ammophila arenaria (dune bianche);
2230 - Prati dunali di Malcolmietalia;
4090 - Lande oro-mediterranee endemiche a ginestre spinose;
6220 - (*) Percorsi substeppici di graminacee e piante annue dei Thero-Brachypodietea;
8210 - Rupi calcaree;
9260 - Foreste di Castanea sativa (Castagneti);
92A0 - Foreste a galleria di Salix alba e Populus alba;
9330 - Foreste di Quercus suber;
9340 - Foreste di Quercus ilex;
9540 - Pinete mediterranee di pini mesogeni endemici.

2. La ZPS ITA030042 (Monti Peloritani, Dorsale Curcuraci, Antennamare e area marina dello Stretto di Messina)
Si estende per una superficie di 27.995 ettari, più che doppia rispetto alla zona SIC includendo una parte terrestre posta a ridosso della città di Messina, oltre ad una porzione marina. Dal punto di vista geomorfologico strutturale il territorio fa parte dell’arco Calabro-Peloritano, costituito essenzialmente da rocce intrusive e metamorfiche di natura silicea, mentre lungo la costa sono presenti depositi quaternari, con sabbie e argille marnose.
Sotto l’aspetto climatico registra temperature medie variabili da circa 17°C lungo la costa fino a 8°C, sui rilievi più elevati, dove le precipitazioni medie annue superano anche i 1000 mm.
Anche in questo caso è data come significativa la presenza durante tutto l’anno di un regime di nebbie che ricopre i rilievi più elevati, dovuto all’incontro dei venti tirrenici con quelli ionici, determinando talora condizioni prettamente oceaniche.
Nonostante il continuo disturbo antropico (disboscamento, pascolo, urbanizzazione, incendi, attività agricole, rimboschimenti, ecc.), questi rilievi conservano aspetti di notevole interesse paesaggistico e naturalistico. Nel territorio sono rappresentate formazioni forestali e arbustive molto peculiari, come nel caso delle pinete del Cisto Crispi-Pinetum pinee e dei cespuglieti del Calicotomo-Adenocarpetum commutati; si tratta di associazioni entrambe endemiche, con similitudini ad altri aspetti tipici di aree atlantiche dell’Europa meridionale. Fra le formazioni boschive acidofile più comuni nel territorio figurano querceti caducifogli (Erico-Quercetum virgilianae) e lecceti (Teucrio-Quercetum ilicis), mentre più rari risultano i sughereti (Doronico-Quercetum suberis).
Limitatamente ai substrati sabbiosi della fascia costiera sono segnalate altre cenosi di particolare rilevanza geobotanica, come l’Anthemido-Centauretum conocephalae (associazione alofila dei Malcolmetalia, in Sicilia esclusiva di questa area) ed il Tricholaeno-Hyparrhenietum hirtae (cenosi a carattere termo-xerofilo esclusiva del litorale di Messina).
Ricadono in quest’area i Laghi di Ganzirri, ambienti umidi costieri presenti nell’estrema punta settentrionale, che conservano un grande interesse naturalistico e paesaggistico ed anche una parte marina dello Stretto di Messina, ambiente unico nel Mediterraneo. Infatti, le forti correnti e turbolenze determinate dal punto di incontro dei due bacini (il Tirreno e lo Ionio), determinano caratteristiche idrodinamiche che si riflettono sulla conformazione dei fondali e sui ritmi di sedimentazione (COLANTONI, 1995). Tutto ciò favorisce l’insediamento di biocenosi particolari (GIACCONE, 1972; FREDJ & GIACCONE, 1995; ZAMPINO & DI MARTINO, 2000), come quelle:
- dell’infralitorale superiore, caratterizzate dalla presenza di alghe fotofile con lo strato elevato costituito dell’associazione a Cystoseira tamariscifolia, Saccorhiza polyschides e Phyllariopsis brevipes;
- dell’infralitorale inferiore, con la presenza di Laminaria ochroleuca;
- del circalitorale con l’associazione a Cystoseira usneoides e la facies a Laminaria ochroleuca e Phyllaria purpurascens.
Nella stessa area è particolarmente interessante anche la presenza di una prateria a Posidonia oceanica che si estende da Ganzirri a Messina (ZAMPINO & DI MARTINO, 2000).
Nell’elenco che segue sono riportati gli habitat dell’Allegato I della Direttiva 42/93 CEE, rappresentati nel territorio. Con il simbolo (*) sono indicati quelli “prioritari” (ossia i tipi di habitat naturali che rischiano di scomparire nel territorio europeo degli stati dell'UE, per la cui conservazione la Comunità ha una responsabilità per l’importanza delle aree in cui si trovano), mentre negli altri casi si tratta di habitat “di interesse comunitario” (la cui conservazione richiede la designazione di speciali aree di protezione):
1120 - (*) Erbari di posidonie;
1150 - (*) Lagune;
1170 - Scogliere;
1210 - Vegetazione annua delle linee di deposito marine;
1310 - Vegetazione annua pioniera di Salicornia e altre delle zone fangose e sabbiose;
1410 - Pascoli inondati mediterranei (Juncetalia maritimi);
2110 - Dune mobili embrionali;
2120 - Dune mobili del cordone litorale con presenza di Ammophila arenaria (dune bianche);
2230 - Prati dunali di Malcolmietalia;
3290 - Fiumi mediterranei a flusso intermittente;
4090 - Lande oro-mediterranee endemiche a ginestre spinose;
6220 - (*) Percorsi substeppici di graminacee e piante annue dei Thero-Brachypodietea;
7230 - Torbiere basse alcaline;
8214 - Versanti calcarei dell'Italia meridionale;
91AA - (*) Querceti a roverella dell’Italia meridionale e Sicilia;
9260 - Foreste di Castanea sativa (Castagneti);
92A0 - Foreste a galleria di Salix alba e Populus alba;
92D0 - Foreste riparie galleria termomediterranee (Nerio-Tamaricetea);
9320 - Foreste di Olea e Ceratonia;
9330 - Foreste di Quercus suber;
9340 - Foreste di Quercus ilex;
9540 - Pinete mediterranee di pini mesogeni endemici.

LA SITUAZIONE TRA TUTELA E STATO DI FATTO

I Peloritani sono un territorio fortemente caratterizzato dal reticolo idrografico, che è il più ricco e complesso della Sicilia. La fauna dei corsi d’acqua e degli habitat ad essi legati è quindi la più rilevante componente faunistica del sistema dei Peloritani legata strettamente ad un ristretto gruppo di habitat.
I corsi d'acqua temporanei e permanenti (habitat 3280 e 3290) sono spesso integri e posseggono diverse tipologie di boschi ripari (91E0*, 92A0, 92C0, 92D0). Oltre ad essere essenziali per gli Anfibi e per tutte le altre specie acquatiche, questi habitat sono essenziali per il Merlo acquaiolo una delle specie di uccelli più rare in Sicilia.
Sono ancora presenti numerose piccole sorgenti che danno origine a ruscelli montani o si trovano lungo i corsi d’acqua. Si tratta di habitat di limitatissima estensione che risultano molto fragili. Gli studi sui Tricotteri hanno confermato il notevole interesse naturalistico di questi microcosmi:
L’Helicopsyche sperata vive quasi esclusivamente in questi ambienti e le tre specie endemiche siciliane hanno qui il loro habitat preferenziale.
Gli habitat fluviali hanno un valore ecologico generale per tutta la fauna. Molte specie hanno con essi rapporti diretti o indiretti e giocano un ruolo fondamentale in un gran numero di catene trofiche; essi inoltre condizionano il microclima locale e la loro perdita o riduzione ha effetti sull’intero ecosistema. Costituiscono inoltre un sistema di corridoi che consentono spostamenti della fauna e i processi di dispersione. Per questi motivi la loro conservazione costituisce un obiettivo fondamentale.

Il progetto PASS potrà contribuire ad arricchire la knowledge base disponibile relativamente alla conoscenza della flora e soprattutto della fauna presente nelle aree di riferimento grazie alla promozione di un’intensa attività di osservazione e studio degli habitat naturali. A tal fine le attività di fruizione del territorio prevedono azioni di osservazione e monitoraggio ambientale.

DESCRIZIONE AGRO-FORESTALE DEI SITI  DI INTERVENTO RISPETTO AGLI OBIETTIVI DI TUTELA


All’interno dei SIC e della ZPS ricadenti sui Peloritani in base ad indagini recenti (AZIENDA REGIONALE FORESTE DEMANIALI, 2002a), risulta che in atto le latifoglie prevalgono nettamente sulle conifere, occupando mediamente quasi l’80% della superficie complessiva, con punte pari al 100% (demani di Monforte S. Giorgio e Nizza di Sicilia). Le resinose, per contro, coprono ancora il 48% dei demani forestali di Messina e il 60% in quelli di Rometta.
Tra le latifoglie nostrane maggiormente impiegate nei rimboschimenti figurano il castagno, la roverella, il leccio, la sughera, il cerro, la rovere (Quercus petraea Liebl.), l’orniello, gli aceri (Acer campestre L., A pseudoplatanus L., A obtusatum W. et K.), alcuni salici (Salix Caprea L., S. Pedicellata Desf., S. Alba L., S. Purpurea L.), il noce nostrano, il frassino maggiore (Fraxinus Excelsior L.), alcuni pioppi (Populus Alba, P. Tremula L.), il nocciolo (Corylus Avellana L.).
Le latifoglie non native più comuni sono: l’ontano napoletano (Alnus cordata Desf.), alcuni eucalitti (Eucalyptus camaldulensis Dehn., E. globulus Labill, E. grandis Hill., E. tereticornis Sm.), la robinia (Robinia pseudoacacia L.), alcune acacie australiane (Acacia melanoxylon R. Br, A. dealbata Link, A. cianophylla, A. pycnantha), il noce americano (Juglans nigra L.).
Tra le conifere autoctone o naturalizzate abbondano, in primo luogo, i pini mediterranei (nell’ordine, Pinus pinea L., P. pinaster Aiton., P. halepensis Miller). Seguono il pino laricio dell’Etna (Pinus laricio Poiret), il pino nero d’Austria (Pinus nigrigans Host.), il cipresso comune (Cupressus sempervirens L.).
Le conifere esotiche più rappresentate sono: il pino insigne (Pinus radiata Don.), il cedro dell’Atlante (Cedrus atlantica Carrière), la douglasia (Pseudotsuga menziesii Franco), il cedro dell’Himalaya (Cedrus deodara Loudon), l’abete greco (Abies cephalonica Loud), il pino delle Canarie (Pinus canariensis Smith).
Occorre, tuttavia, rilevare che all’interno dei complessi demaniali costituiti non mancano popolamenti spontanei di grande pregio naturalistico e scientifico, oltreché paesaggistico. Nei torrenti umidi del demanio di Monforte S. Giorgio e S. Pier Niceto, in particolare, si riscontrano suggestive forme di vegetazione igrofila a galleria a base di salici (Salix alba, S. purpurea), pioppi (Populus alba, P. nigra), frassini (Fraxinus ornus, F. angustifolia), aceri (Acer campestre, A. pseudoplatanus), mente le pendici più aride sono coperte da estese formazioni ad erica arborea( )  e ginestra.
La superficie con copertura arborea inferiore al 20% (488 ettari) è per lo più popolata dalle specie della macchia mediterranea, tra cui predominano: erica arborea, citiso trifloro, corbezzolo (Arbutus unedo L., ginestra dei carbonai (Cytisus scoparius Link), ginestra odorosa, ginestra spinosa, lentisco, alaterno, oleastro, ilatro comune, mirto, assenzio arboreo (Artemisia arborescens L.), prugnolo (Prunus spinosa L.), cisti (Cistus sp.pl.), camedrio femmina (Teucrium fruticans L.).
L’AZIENDA REGIONALE FORESTE (2002a) individua ben 92 diversi tipi forestali (61 nel comune di Messina, 17 a Saponara, 8 a Villafranca T., 6 a Rometta). Di essi, 29 sono attribuiti a boschi puri o misti di pini mediterranei, 25 a boschi puri o misti a prevalenza di castagno, 11 a boschi misti a base di latifoglie mesofile, 10 a coltivazioni legnose specializzate, 9 a boschi misti con prevalenza di leccio, 4 a boschi ripariali. I restanti 4 tipi appartengono a boschi puri e misti di conifere montane, boschi puri a prevalenza di sughera, boschi mesoigrofili dell’orizzonte submontano e macchia mediterranea. Soltanto 2 popolamenti su 92 sono formati da una sola specie forestale (castagno); 17 sono già costituiti da due specie (pino domestico con leccio o roverella; castagno con cerro, pino marittimo con pino laricio o eucalitti; eucalitti con robinia).
In tutti gli altri casi le specie sono tre o più, fino alle 9 rinvenute in un popolamento forestale ricadente nel bacino S. Stefano Briga: castagno, acero campestre, ontano nero, orniello, pino marittimo, douglasia, robinia, salice bianco, pioppo nero (AZIENDA REGIONALE FORESTE, 2002b).

L’area di Osservazione dell’avifauna

È situata nei corridoi ecologici di C/da Pantano e C/da Torretta di Rometta. L’area è una delle più importanti d’Europa per le rotte migratorie, specie quelle primaverili.
Sullo Stretto di Messina sono transitati in poco meno di due mesi di censimenti (in un totale di 526 ore di osservazione) 38.367 rapaci e cicogne, superando i record precedenti (34.393 nel 2000 e 35.921 nel 2003). L’indice orario medio è stato di 72.9 individui/h (minimo 1.4 ind/h, massimo 397.1 ind/h). Solo per il Falco pecchiaiolo (Pernis apivorus), con ben 33.519 individui, si sono superati i precedenti record (29.916 nel 2003, 26.865 nel 2006), il Nibbio bruno Milvus migrans è risultato nuovamente abbondante dopo alcuni anni con passaggi al di sotto dei 500 esemplari (2005; 2006) con ben 734 individui di cui 124 tra il 12 e il 14 maggio. L’Albanella minore Circus pygargus, della quale negli ultimi due anni si erano censiti sempre meno di 200 esemplari, è transitata con 221 individui con un picco di 80 il 22 aprile, che è coinciso anche con il massimo passaggio giornaliero di Albanella pallida Circus macrourus (13 individui) e di Falco di Palude Circus aeruginosus (279). Ottimo anche il numero totale di albanelle pallide, con ben 68 individui, quasi tutti femmine e immature, a conferma dell’importanza dello Stretto di Messina per questa specie. Il motivo per il quale i maschi censiti sono stati pochissimi (5 su 68) potrebbe risiedere in un passaggio nel mese di marzo di un contingente ancora maggiore, purtroppo non rilevato. Il mese di aprile è stato caratterizzato da forti perturbazioni, con un’alternanza piuttosto regolare di venti dai quadranti settentrionali ai quali seguivano venti meridionali, ed in particolare lo scirocco, spesso di forte intensità. Questo vento in genere blocca la migrazione per diversi giorni, e provoca forti passaggi prima del suo arrivo e non appena termina, ma il mese di maggio ha visto una costante presenza di venti settentrionali - anche se in alcuni giorni estremamente variabili - che è stato, a nostro avviso, il motivo per il quale si è avuto l’incredibile passaggio di questa indimenticabile primavera. Dal 3 maggio al 25 maggio, lo scirocco non è mai subentrato al maestrale e ciò ha comportato anche una minore probabilità di episodi di bracconaggio che pure si sono registrati (3 spari l’8 maggio e l’uccisione di un falco di palude il 27 maggio). Le ottimali condizioni meteorologiche hanno determinato passaggi di oltre 3.000 esemplari al giorno (1, 2, 12, 13 maggio), seguiti da passaggi di diverse centinaia al giorno (da un minimo di 163 agli oltre mille del 5, 6, 11, 20 e 23 maggio, del 30 aprile e agli oltre 2000 del 7 e 14 maggio) con spettacolari transiti senza sosta di stormi anche numerosi e aggregazioni interspecifiche che hanno fatto la gioia dei volontari. Il 19 aprile, su un totale di 117 individui, sono state osservate ben 17 specie diverse, compreso un Falco pescatore Pandion haliaetus con un pesce tra gli artigli, diverse albanelle pallide Circus macrourus, poiane codabianca Buteo rufinus, grillai Falco naumanni, lodolai Falco subbuteo, falchi cuculi Falco vespertinus, cicogne bianche Ciconia ciconia, cicogne nere Ciconia nigra, uno splendido Grifone Gyps fulvus che, come gli altri 2 osservati durante questo campo, è infine tornato verso i Nebrodi, dove è in corso un progetto di reintroduzione della specie. Ottimo anche il transito delle cicogne bianche, grazie all’osservazione di uno stormo di almeno 180 individui sullo Stretto, in una giornata di forte scirocco, mentre le cicogne nere sono transitate con numeri preoccupanti, tra i più bassi dal 1999 ad oggi. Poiché molte specie seguono rotte che non coincidono sempre con i punti di osservazione, non si può ancora affermare che la diminuzione sia dovuta ad altri fattori piuttosto che alla mancata osservazione del contingente realmente transitato.

SPECIE

Ciconia ciconia 295
Ciconia nigra 31
Pandion haliaetus 22
Pernis apivorus 33519
Milvus milvus 1
Milvus migrans 734
Neophron percnopterus 6
Gyps fulvus 3
Circaetus gallicus 3
Circus aeruginosus 1942
Circus cyaneus 4
Circus macrourus 68
Circus pygargus 221
Circus pygargus/macrourus 84
Circus sp. 8
Accipiter gentilis 2
Accipiter nisus 31
Buteo buteo 118
Buteo buteo vulpinus 49
Buteo rufinus 18
Aquila pomarina 2
Hieraaetus pennatus 50
Falco naumanni 79
Falco tinnunculus 358
Falco tinnunculus/naumanni 160
Falco vespertinus 113
Falco eleonorae 15
Falco subbuteo 123
Falco peregrinus 13
Falco peregrinus calidus 7
Falco sp. 52
Rapace medio 236
TOTALE 38367
(dati riferiti al 2007 gentilmente concessi da www.migrazione.it )